Conosciamo il proverbio «Chi trova un amico trova un tesoro». L’amicizia, come definirla? Non è facile: si possono dire tante cose. È una relazione grande e fragile allo stesso tempo. È un sentimento che non ha prezzo, vissuto e coltivato da ognuno secondo le sue inclinazioni e come meglio sa fare, perché ciascuno lo declina secondo l’idea che ha dell’amicizia. È una relazione in cui ci si fida l’uno dell’altro perché l’amicizia non ammette falsità e per questo è possibile condividere tutto di sé stessi. Si potrebbe dire che l’amicizia è essere in sintonia con qualcuno come se fosse «un sigillo sull’anima», perché con un amico c’è un legame profondo, autentico, sincero, leale. Spesso si confonde l’amicizia con la conoscenza. «On est des amis, n’est-ce pas?» (Siamo amici, non è vero?) mi dicevano talvolta in Senegal ed io, sorridendo, rispondevo che ce ne vuole di strada per essere amici. Le cose rare e preziose come l’amicizia richiedono tempo, ascolto, dedizione, complicità, cura vicendevole; l’amicizia non esclude opinioni diverse, contrasti, litigi. È un sentimento puro a cui basta sapere che l’altro c’è, sebbene possa succedere di stare insieme poco tempo di tanto in tanto, anche dopo molti anni (come mi capitava quand’ero in Africa: tornando in Italia ogni tre anni desideravo ritrovare gli amici più cari, fosse anche per poche ore). L’amicizia vera è senza tempo. Per chi crede nell’amicizia, per chi ci tiene, per chi la vive, per chi è pronto a sacrificarsi per un amico, penso che l’amicizia sia una forma speciale di amore. «L’amicizia è un beneficio incomparabile, senza misura… una sorgente di vita… L’amicizia ha il significato di un dialogo infinito, che continua anche quando non ci si vede, non ci si parla, non ci si incontra. Quando si rivede una persona amica, si cancella il silenzio e si cancella l’assenza, si ricostituisce il dialogo solo apparentemente perduto. Il tempo, il tempo interiore non si è mai slabbrato, non si è mai incrinato…» (Eugenio Borgna, Sull’amicizia, Raffaello Cortina Editore, 2022, p. 14). L’amicizia è una specie di balsamo nel dolore e come un olio profumato nei momenti felici, quando viene condiviso il piacere di incontrarsi, stare insieme, parlarsi, raccontarsi, sognare. L’amicizia è un rapporto profondo con un prossimo del quale ci si prende cura e che, a sua volta, si prende cura di noi.
Nei social ci ritroviamo a chattare con tanti “amici”, ma queste amicizie ci fanno sentire «insieme e soli allo stesso tempo». Così come «si può scaricare dalla rete una musica o un film, si può scaricare anche un sentimento» (Paolo Crepet, Elogio dell’amicizia, Einaudi, 2012, pp. 56-57); ma la rete non può offrire uno sguardo, un sorriso, una carezza, un bacio! Certo che si possono fare amicizie attraverso i social, ma qual è l’«autenticità dei sentimenti che viaggiano in rete?» (ibid.). La rete offre di tutto e di più, è come un grande centro commerciale sempre aperto: vuoi un libro, vuoi un vestito, vuoi amore, vuoi amicizia? Basta qualche click per accedere ai magazzini offerti da Internet, dove si può trovare di tutto. È difficile dare una definizione della parola “amicizia”: ce ne possono essere tantissime con sfumature diverse per ogni persona. Col termine “amicizia” vengono indicate anche le “amicizie” opportunistiche: la storia narra di uomini venduti o sacrificati da amici per competizione o in nome di un ideale, a causa del terrorismo, della guerra, della mafia. Ma queste amicizie tradite sono mai state vere relazioni di amicizia?
«Dio… nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» afferma un documento del Concilio Vaticano II (Dei Verbum, 2). Dio non solo si fa a noi vicino, ma è anche nostro amico. Siamo amici di Dio! Come amici di Dio possiamo parlare con lui, godere della sua presenza, del suo amore e della sua familiarità.
Nelle Scritture si parla spesso dell’amicizia: Abramo viene chiamato «amico di Dio» (Gc 2, 23); e anche nel Corano, nella sura IV, si legge che «Allah prese Abramo per amico».
Nel libro dell’Esodo è scritto che «il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico» (Es 33, 11), cioè in un rapporto di familiarità e di reciprocità. Sia per Abramo sia per Mosè la relazione con Dio era posta nell’ambito dell’amicizia. Il primo libro di Samuele narra del patto con cui Davide e Giònata sigillarono la loro amicizia e s’impegnarono a sostenersi reciprocamente. Il capitolo sesto del libro del Siracide è una fonte straordinaria sull’amicizia: «Un amico fedele è rifugio sicuro: / chi lo trova, trova un tesoro. / Per un amico fedele non c’è prezzo, / non c’è misura per il suo valore. / Un amico fedele è medicina che dà vita: / lo troveranno quelli che temono il Signore» (Sir 6, 14-16). Il libro della Sapienza attesta che lo spirito di sapienza è un «tesoro inesauribile per gli uomini; / chi lo possiede ottiene l’amicizia con Dio» (Sap 7, 14). Il libro dei Salmi riflette anche sulla tristezza del tradimento dell’amicizia (Salmo 55).
Nei Vangeli l’amicizia è un tema che ritroviamo in modo particolare nelle pagine di Luca e di Giovanni. In quest’ultimo ci sono queste stupende affermazioni di Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15, 13-16). Sono parole che esprimono un rapporto profondo tra il Maestro e gli apostoli. In quest’amicizia ci ritroviamo anche noi, discepoli missionari, chiamati a vivere come amici del Signore. Amati da Gesù e inviati sui sentieri geografici ed esistenziali della missione, sentiamo nostra la missione di far conoscere quest’amore e di renderlo visibile nella nostra vita quotidiana. Nel Vangelo di Giovanni si parla anche dell’amicizia nella casa di Betania, dove Gesù sostava con Marta, Maria e Lazzaro.
Nella Chiesa abbiamo avuto uomini e donne che ci hanno lasciato le loro riflessioni sull’amicizia; ne citiamo solo due fra i tanti. Sant’Ambrogio riteneva che gli amici, soprattutto quelli con i quali si può condividere ogni cosa, fossero una parte molto importante della vita: «Conservate, dunque, quell’amicizia che avete iniziato con i vostri fratelli, perché nulla al mondo è più bello di questo. È davvero un conforto in questa vita avere una persona a cui si possa aprire il proprio cuore, con cui poter condividere confidenze e a cui affidare i segreti del cuore. È un conforto avere un amico fidato al proprio fianco, che gioirà con noi nella prosperità, sarà empatico nelle problematiche e ci incoraggerà nella persecuzione» (https://it.aleteia.org/2022/12/07/le-forti-parole-di-san-ambrogio-sulla-amicizia). Per Sant’Aelredo di Rievaulx «l’amico deve essere il custode dell’animo reciproco: deve custodire in un silenzio fedele tutti i segreti che vi trova; curare e sopportare quanto vi scorge di imperfetto; gioire quando l’amico gioisce, soffrire quando soffre, sentire come proprio tutto ciò che è dell’amico… l’amicizia, se è vera, è eterna» (https://it.aleteia.org/2022/11/07/come-trovare-un-vero-amico-secondo-santaelred-di-rievaulx). Sant’Ambrogio e Sant’Aelredo affermano qualcosa che condivido pienamente, cioè che un vero amico lo riconosci non solo nei momenti di necessità, ma anche nei momenti di una sua riuscita. Quante invidie ci sono fra parenti e amici per l’affermazione di un conoscente, di un parente, di un amico! Si tende a non apprezzare chi ha raggiunto un traguardo importante o un successo piuttosto che ammirarlo e congratularsi sinceramente con lui; per questo Eschilo sosteneva che «è nel carattere di pochi uomini onorare senza invidia un amico che ha fatto fortuna». Mi viene in mente come salutavo gli amici più stretti ogni volta che partivo per l’Africa: «Portiamoci a Dio nella preghiera, portiamoci nell’eternità di Dio». Erano persone a cui volevo bene, che portavo nel mio cuore e poi, per tre lunghi anni, mi restava il loro ricordo e per ciascuno di loro, amica o amico, c’era il desiderio «di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti» (David Maria Turoldo).
Nel corso dei secoli vari scrittori hanno presentato con tonalità diverse il legame affascinante dell’amicizia. Gli antichi oratori e filosofi lo hanno spesso formulato in maniera concisa ed espressiva. Per Aristotele l’amicizia è una virtù e «senza amici nessuno sceglierebbe di vivere, anche se avesse tutti gli altri beni». Epicuro offre molteplici riflessioni sull’amicizia, tra cui la seguente: «L’uomo d’animo sincero vive soprattutto di saggezza e nell’amicizia, l’una bene mortale, l’altra bene immortale». È stupendo quanto vien detto da Epicuro: l’amicizia è un bene immortale! E ancora: «Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un’esistenza felice, la più grande è l’amicizia». Cicerone vi dedica un’intera opera, il De Amicitia, in cui tratta lungamente dell’amicizia concludendo che «la vita non è vita senza amicizia». Per Seneca «nessuna cosa è bella da possedere se non si hanno amici con cui condividerla»; infatti, quante volte ho provato il desiderio di condividere cose belle con un amico!
Nella letteratura il tema dell’amicizia è stato sviluppato da poeti e scrittori. C’è il motto dei Tre Moschettieri del romanzo di Alexandre Dumas «Uno per tutti, tutti per uno», vero e proprio omaggio all’amicizia. L’espressione «Chi trova un amico trova un tesoro», oltre a essere un detto del libro del Siracide, era la canzone della serie televisiva I ragazzi di padre Tobia alla fine degli anni Sessanta ed è il titolo di un film di inizio anni Ottanta che ha per protagonisti Bud Spencer e Terence Hill. Potremmo continuare con un’infinità di citazioni. Per Oscar Wilde «un amico è qualcuno che ti conosce molto bene e, nonostante questo, continua a frequentarti». Oppure Khalil Gibran: «Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza. È la vostra mensa e il vostro focolare». Per Alda Merini «è più importante un amico di un amante». Fred Uhlman afferma: «Avrei dato volentieri la vita per un amico… non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia». Per Simone Weil l’amicizia è «un miracolo, come la bellezza». Rainer Maria Rilke dice che l’amicizia è come «quell’isola del tesoro sempre cercata e sempre perduta e mai trovata sino in fondo». Per Etty Hillesum «si stringono amicizie che basterebbero per più di una vita». Il filosofo Friedrich Nietzsche ci propone di vivere nell’”amicizia stellare”, termine di grande fascino: «La nostra vita è troppo breve e la nostra vista troppo scarsa perché possiamo essere più che amici nel senso di quella sublime possibilità. Crediamo dunque nella nostra amicizia stellare anche se, sulla terra, dovessimo essere nemici». C’è dunque «un’amicizia stellare che forse, in una remota orbita siderale, manterrà saldo il vincolo sacro, mentre nel frattempo, sulla terra e nei mari, per gli amici continua il viaggio». Per l’autrice giapponese Yoshimoto la bellezza della vita sta nell’avere dei buoni amici, leali e sinceri, a noi affini ma anche diversi, che ci aiutano a trasformarci in donne e uomini adulti. Santa Teresa di Calcutta ci consiglia: «Trova il tempo di essere amico, è la strada della felicità». E si potrebbe continuare a lungo.
Ritengo l’amicizia un valore importante, altissimo. «Chi sono gli amici? Sono quelli che sanno ciò che noi siamo, sentiamo, amiamo. Sanno cosa ci fa soffrire e sanno dirsi l’un all’altro “Il tuo segreto è il mio segreto!”… L’amicizia è un sacramento, vissuto da pochissimi» (Enzo Bianchi). L’amicizia presuppone affinità, reciprocità, complicità, condivisione di valori comuni e talvolta di fede (non sempre). L’amicizia è amare un amico come sé stessi. Ho amici che hanno militato nel partito comunista di un tempo, ho amici musulmani e altri che si definiscono atei. L’amicizia ci lega al di là del colore politico, delle convinzioni e della fede, forse perché gli amici hanno un’affinità d’anima particolare e nel volto di un amico è possibile vedere un altro sé stesso con cui relazionarsi con autenticità. L’amicizia rende la vita piacevole, preziosa, benedetta. L’amico è sostegno, aiuto, incoraggiamento, consolazione. Nella lingua wolof, parlata in Senegal e in alcuni Paesi limitrofi, c’è un’espressione bellissima per definire un’amicizia vera e profonda tra due persone: «Suma xarit benn bakkan», che significa «L’amico del mio stesso respiro, della mia stessa vita».
In un tempo marcato dall’individualismo e dall’indifferenza siamo chiamati a essere degli artigiani di amicizia perché «la prosperità del nostro futuro dipenderà dalla capacità di credere nell’amicizia tra gli individui e di insegnare ai bambini che il vero privilegio è quello di aver tempo per gli altri, non solo per sé stessi» (Paolo Crepet, Elogio dell’amicizia, Einaudi, 2012, p. 131). Operare per costruire relazioni di amicizia significa lavorare per realizzare orizzonti d’umanità dove regnino la fratellanza e la pace e per costruire insieme il bene comune di cui tutti abbiamo bisogno.
Il valore della vera amicizia è stato espresso da Gesù con queste parole sublimi: “Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Cristo ha scommesso sull’amicizia: «Voi siete miei amici». Oggi sta a noi, suoi discepoli e missionari, scommetterci. Spetta a noi costruire una cultura di relazioni, una cultura dell’incontro, una cultura dell’amicizia. «L’amicizia è un regalo della vita e un dono di Dio. Attraverso gli amici, il Signore ci purifica e ci fa maturare. Allo stesso tempo, gli amici fedeli, che sono al nostro fianco nei momenti difficili, sono un riflesso dell’affetto del Signore, della sua consolazione e della sua presenza amorevole. Avere amici ci insegna ad aprirci, a capire, a prenderci cura degli altri, a uscire dalla nostra comodità e dall’isolamento, a condividere la vita. Ecco perché “per un amico fedele non c’è prezzo” (Sir 6, 15)» (Christus Vivit, 151).
Siamo chiamati all’amicizia: l’esperienza dell’amicizia ci invita ad incontrare l’altro nei sentieri della gratuità e della fraternità. Durante il viaggio in Indonesia nel mese di settembre 2024 Papa Francesco, a Giacarta, ha affermato: «Ai tanti segnali di minaccia, ai tempi bui, contrapponiamo il segno della fratellanza che, accogliendo l’altro e rispettandone l’identità, lo sollecita a un cammino comune, fatto in amicizia, e che porta verso la luce», e con l’imam Nasaruddin Umar ha percorso il Tunnel dell’Amicizia che collega la cattedrale di Santa Maria Assunta alla Moschea Istiqlal, la più grande del Sud-Est asiatico, ribadendo che il dialogo di amicizia tra le religioni può aiutarci a percorrere le vie della pace e dello sviluppo dell’umanità.
«Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto
quanto il ricordo di un amico,
la gioia della sua confidenza
o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui
con assoluta tranquillità:
appunto perché amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano,
di evocarlo per sentirlo vicino,
quasi per udire la sua voce
e continuare colloqui mai finiti».
Padre Davide Maria Turoldo, Il ricordo di un amico
Flavio Facchin omi